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Come tornare a fare figli?

La sortita del deputato M5S Massimo Baroni, membro della Commissione Affari Sociali della Camera, su come l’impatto del reddito di cittadinanza può favorire la ripresa delle nascite in Italia, rivela due cose. La prima è il riconoscimento che la persistente bassa natalità è un problema perché produce squilibri che indeboliscono crescita economica e sostenibilità del sistema di welfare pubblico. La seconda è che esiste molta confusione sulle azioni di policy utili per rispondere in modo efficace a tale problema.

Idee per il futuro

Nel 2038 la popolazione del pianeta arriverà, secondo le previsioni delle Nazioni Unite con base 2017, a superare i 9 miliardi. Questo significa che ad abitare sulla Terra saremo un miliardo e mezzo in più rispetto ad oggi.
Ma è anche vero che la popolazione non aumenta più a ritmi crescenti, come avvenuto per larga parte del secolo scorso. Basti pensare che nei venti anni successivi (dal 2038 al 2058) la popolazione crescerà di “solo” un altro miliardo e in quelli dopo (dal 2058 al 2078) di poco più di mezzo miliardo. Arrivando poi ad assestarsi verso la fine del XXI secolo poco sopra gli 11 miliardi.

Son (quasi) tutte vuote le culle d’Italia

Cosa c’è di nuovo nei dati sulla demografia italiana aggiornati al 2017 e di recente pubblicati dall’Istat? Nel 2013 siamo scesi a 513 mila nascite, che allora era il livello più basso della nostra storia nazionale. Ogni anno successivo siamo scivolati però ancora più in basso e questo vale anche per il 2017, che con 464 mila nati ci porta ancora una volta a dire: “mai così pochi dal 1861 a oggi”. Il prossimo anno riusciremo a fare ancora peggio o vedremo finalmente i segnali della ripresa post crisi stimolati e sorretti da adeguate politiche?

La scelta di avere figli: impegno verso il futuro

Per millenni e millenni nella storia dell’umanità la vita è stata trasmessa da una generazione alla successiva in condizione che i demografi definiscono di “fecondità naturale”. Ovvero la questione del “quanti” figli avere e “quando” averli non si poneva. Si formava una unione di coppia e poi i figli semplicemente arrivavano. Poteva accadere di non averne, nel caso di infertilità, o di averne molti. Oggi le condizioni sono molto diverse. Un aspetto senza dubbio positivo è l’aver prolungato la durata di vita di chi viene al mondo. Se in passato era del tutto normale la perdita prematura di un figlio, ora questo è diventato un evento raro. La mortalità infantile, soprattutto in paesi avanzati come il nostro, è stata ridotta a livelli molto bassi e la maggioranza delle persone arriva in buona salute in età anziana. Un secondo aspetto di grande cambiamento è la riduzione del numero di figli, conseguenza del passaggio dalla condizione di fecondità naturale all’inclusione della riproduzione nella sfera della scelta.

Più squilibri demografici, più disuguaglianze sociali

Nelle società del passato la durata di vita era mediamente molto breve a causa di alti rischi di morte a tutte le età. Oggi alcune limitate aree del pianeta si trovano ancora in tale condizione, ma la grande maggioranza della popolazione mondiale vive in contesti in cui l’aspettativa di vita è in continuo miglioramento.