Diventare adulti nel XXI secolo significa crescere in una condizione storica segnata non da una singola crisi, ma da una sequenza di shock ravvicinati. I giovani del primo quarto di secolo si sono formati in un contesto in cui l’incertezza non è stata un’eccezione, bensì una caratteristica strutturale del quadro sociale, economico e politico.
Ogni generazione è diversa dalle precedenti. Diversa non significa migliore o peggiore, ma portatrice di sensibilità, competenze e modi di interpretare il mondo che nascono dentro uno specifico contesto storico. Non è lo stesso avere vent’anni negli anni Sessanta, negli anni Novanta o durante la pandemia. Ogni epoca ridefinisce opportunità e vincoli. Ignorare la prospettiva generazionale significa non vedere queste differenze strutturali e leggere il presente con categorie del passato.
Quale destino può avere un paese in cui le nascite diminuiscono anno dopo anno senza soluzione di continuità? Nel 2014 avevamo già un tasso di fecondità tra i più bassi in Europa e raggiunto il nostro record negativo sulle nascite, pari a 503 mila. Da allora siamo solo peggiorati.
Quando Dante Alighieri scrive il famoso incipit della Divina Commedia, «nel mezzo del cammin di nostra vita», ha trentacinque anni. Alla base di tale espressione vi è l’idea che una vita, nel migliore dei casi – ovvero nella condizione ideale di sottrarsi agli elevati rischi di mortalità infantile, giovanile e adulta – potesse durare fino a 70 anni. Per i contemporanei del Sommo Poeta, come per le generazioni precedenti e molte successive, raggiungere tale età era un desiderio che superava le possibilità comuni di realizzazione. Non rappresentava la norma, ma un traguardo raro, spesso raggiunto in condizioni precarie. A un certo punto della storia, tuttavia, questo scenario cambia radicalmente.
Codici di cura al maschile
Senza una reale condivisione della cura fin dalla nascita, non è possibile affrontare in modo efficace né la crisi demografica né il persistente squilibrio di genere nel mercato del lavoro. Non si tratta semplicemente di sostenere le madri, ma di rendere effettivo il diritto dei padri a esserci — e, soprattutto, il diritto di bambine e bambini a poter passare tempo adeguato con entrambi i genitori nei primi mesi di vita.
La scomparsa dei giovani
Dopo l’effervescente crescita dei primi decenni del secondo dopoguerra, siamo entrati in una spirale regressiva.
Alessandro Rosina - Chiarelettere editore