Le sfide per ridare peso ai giovani. In gioco la vitalità dei territori

Le sfide per ridare peso ai giovani. IN gioco la vitalità dei territori

Disporre di buoni dati sulla condizione delle nuove generazioni è oggi una necessità strategica per il Paese. Non basta limitarsi a misurare singoli aspetti. La qualità della vita dei giovani dipende sempre più dall’intreccio tra dimensioni diverse: formazione, lavoro, abitazione, servizi, relazioni sociali, accessibilità, qualità urbana, fiducia nel futuro. Tale approccio consente di cogliere qualcosa di più profondo: quanto un territorio sia realmente capace di permettere alle nuove generazioni di sentirsi al proprio posto nel contesto in cui vivono, di sviluppare i propri progetti di vita e di diventare soggetti attivi della crescita sociale ed economica.

Stiamo entrando in una fase favorevole per una risalita delle nascite?

La questione demografica ha conquistato posizioni centrali nel dibattito pubblico. L’Italia si riempie sempre più di anziani e si svuota sempre più di giovani, con impatto sulla società, sulla forza lavoro, sui conti pubblici. Dobbiamo rassegnarci a squilibri che peggiorano di anno in anno o un’inversione di tendenza è possibile? Riguardo alla popolazione, dal 2014 in calo, l’inversione è da escludere. Ma le nascite potrebbero smettere di diminuire e forse anche aumentare. Stiamo, anzi, entrando in una fase favorevole perché ciò possa avvenire. Proviamo a vedere a quali condizioni.

Una finestra favorevole per le nascite ma servono politiche mirate

La crisi demografica italiana sta presentando numeri implacabili. Da un lato siamo uno dei paesi più longevi al mondo e con maggior aumento della popolazione anziana, dall’altro le nascite precipitano ogni anno sempre più in basso. Non torneremo mai ai livelli di un milione di bambini venuti alla luce nel 1964, ma anche la metà di tale valore è oramai fuori dalla portata per gli squilibri accumulati.

I nati nel 2025 sono stati circa un terzo, pari a 355 mila, compresi quasi 50 mila con nazionalità straniera. Se si proiettasse meccanicamente il ritmo di diminuzione osservato negli ultimi 15 anni, ci troveremmo nel 2040 con 150 mila nascite.

L’Italia diventa over 65: una sfida su lavoro e partecipazione sociale

Uno spettro si aggira per l’Europa. Quello della crisi demografica, come confermano le previsioni Eurostat pubblicate in questi giorni. Con Italia precursore di declino e invecchiamento della popolazione.

Eppure queste dinamiche non hanno finora portato a un indebolimento della forza lavoro.  Al contrario, negli ultimi anni il numero degli occupati è cresciuto. Si tratta, però, di una fase temporanea. Nella popolazione in età attiva sono ancora presenti le generazioni nate quando il numero medio di figli per donna era superiore a due. In particolare, la fascia 55–64 anni conta oggi circa 9,3 milioni di persone e presenta un tasso di occupazione superiore al 60%, con valori oltre il 70% tra gli uomini e poco sopra il 50% tra le donne. Risulta, quindi, una componente largamente inserita nei processi produttivi, che costituisce l’attuale colonna portante dell’equilibrio nel mercato del lavoro.

Una generazione in bilico: tra disugaglianze e possibilità

Diventare adulti nel XXI secolo significa crescere in una condizione storica segnata non da una singola crisi, ma da una sequenza di shock ravvicinati. I giovani del primo quarto di secolo si sono formati in un contesto in cui l’incertezza non è stata un’eccezione, bensì una caratteristica strutturale del quadro sociale, economico e politico.